COSA NON MIGLIORARE NEL VOSTRO SISTEMA QUALITÀ

Perché il vostro piano di miglioramento potrebbe essere il vostro peggior nemico

Cosa non migliorare nel vostro sistema qualità

"Nell'andirivieni delle conseguenze per ogni decisione che prendiamo, a ogni scelta si deve accompagnare una ricalibrazione. Questo vuol dire che a ogni guadagno deve corrispondere una perdita. Di rado tutti i sistemi funzionano al massimo della performance. Come si fa quindi a mantenere in attivo le cose importanti?"
(Matthew McConaughey)

Al riesame di direzione, il direttore generale guarda i KPI proiettati sullo schermo e chiede: "Come possiamo migliorare questo indicatore?"

Voi, da bravi quality manager, proponete un piano di miglioramento. Approvato.

Poi lo sguardo si sposta sul KPI successivo. "E questo? Possiamo fare meglio, no?"

Altro piano. Approvato.

Fine della riunione. Avete 8 progetti di miglioramento attivi, 4 azioni correttive da chiudere, 2 nuove certificazioni da preparare, e la sensazione crescente che qualcosa non quadri.

Ma cosa, esattamente?

Il problema è semplice: state cercando di migliorare tutto ma non potete.

Migliorare costa

Il punto 10.3 della ISO 9001:2015 parla chiaro: l'organizzazione deve migliorare continuamente l'idoneità, l'adeguatezza e l'efficacia del sistema di gestione per la qualità. Bellissimo, inspirante...e tremendamente fuorviante se interpretato come "devi migliorare tutto, sempre, senza mai fermarti".

Perché la norma non vi dice mai tre cose fondamentali:

  1. ogni miglioramento consuma risorse (tempo, denaro, attenzione manageriale)
  2. ogni ottimizzazione crea rigidità (si guadagna efficienza, si perde in flessibilità)
  3. niente è gratis (ogni indicatore verde potrebbe nascondere un KPI rosso altrove)

La domanda diventa allora: quale perdita siete disposti ad accettare?

Le scelte che fate ogni giorno anche se non si vedono

Ci sono almeno tre scelte che ogni responsabile qualità fa regolarmente ma che raramente vengono discusse.

Efficienza e resilienza

Lo scenario: avete ottimizzato il processo produttivo. Tempi ridotti del 15%. Costi tagliati. Indicatori stellari. La Direzione è entusiasta.

Poi arriva l'imprevisto: un fornitore ha un problema, una macchina si guasta, un operatore chiave si assenta. E scoprite che il vostro processo "ottimizzato" funzionava magnificamente solo in condizioni perfette. Avendo eliminato ogni ridondanza, ogni buffer, ogni "spreco". Avete anche eliminato ogni margine di manovra.

Nel nome dell'efficienza, avete sacrificato la capacità di assorbire gli shock. Il sistema è più efficiente ma infinitamente più fragile.

Standardizzazione e personalizzazione

Lo scenario: avete finalmente standardizzato il processo di gestione dei clienti. Procedure chiare, tempi definiti, moduli uniformi. Audit perfetto.

Poi arriva il cliente strategico con una richiesta "particolare". Il vostro commerciale sa che per mantenere il cliente servirebbe flessibilità, ma il sistema qualità dice "procedura standard per tutti".

Più standardizzate (giustamente, per coerenza e controllo), più riducete la capacità di personalizzare. Guadagnate efficienza operativa, perdete responsività commerciale.

Automazione e competenza umana

Lo scenario: avete implementato un software per automatizzare la raccolta e analisi dei dati della qualità. Fantastico: report automatici, dashboard in tempo reale, zero errori di trascrizione.

Due anni dopo, vi accorgete che nessuno nel team sa più interpretare realmente questi dati. Sanno usare il software ma se il sistema va in crash o produce un dato anomalo, non hanno più le competenze per capire cosa sta succedendo. Avete guadagnato velocità ma perso la conoscenza tacita.

Un sistema complesso (e un'organizzazione lo è) ha risorse finite: budget, tempo, attenzione manageriale, energia del team. Se spingete al massimo un sottosistema, inevitabilmente ne trascurate un altro.

Potete spostare i problemi, ridurli al minimo, redistribuirli ma non eliminarli tutti contemporaneamente. Pensate alla famosa triade Qualità-Velocità-Costi: è una legge ferrea. Potete ottimizzare due delle tre dimensioni, ma la terza ne risentirà sempre.

  • Qualità alta + Velocità alta = Costi alti
  • Qualità alta + Costi bassi = Velocità bassa
  • Qualità alta + Costi bassi = Qualità compromessa
La contabilità dei compromessi

Le cose importanti

Facciamoci, dunque, la domanda che si pone anche McConaughey: "Come si fa quindi a mantenere in attivo le cose importanti?"

Eccovi un piccolo modello che potete tenere presente.

Regola 1: massimo 3 priorità

Guardate i vostri progetti di miglioramento attivi. Se ne avete più di tre, state diluendo le risorse e garantendo che nessuno avrà un reale successo.

Scegliete i 3 progetti che hanno:

  • il maggior impatto sul business (non sulla conformità)
  • le maggiori probabilità di successo
  • il team più competente

Gli altri? Parcheggiati, non cancellati.

Regola 2: per ogni progetto, dichiarate cosa state scegliendo

Prima di approvare qualsiasi iniziativa di miglioramento, completate questa frase: "Se miglioriamo [X], accettiamo consapevolmente che [Y] peggiorerà temporaneamente o avrà meno risorse"

Esempi:

  • "Se riduciamo i tempi di produzione, accettiamo un maggiore stress per le persone e un possibile aumento di micro-difetti nel breve periodo"
  • "Se investiamo nella certificazione ambientale, accettiamo di rimandare l'upgrade tecnologico"
  • "Se personalizziamo il servizio per i clienti top, accettiamo tempi più lunghi per i clienti standard"

Questo esercizio fa due cose:

  1. costringe la direzione a fare scelte esplicite invece di nascondersi dietro il "voglio tutto"
  2. protegge voi quando il peggioramento si manifesterà (è la conseguenza dichiarata)

Regola 3: annotate cosa NON volete migliorare

Accanto al piano di miglioramento, tenete un documento ugualmente importante: cosa avete deciso di NON migliorare quest'anno. Non perché non importi, ma perché avete fatto una scelta strategica di concentrare le risorse altrove.

Il valore di un buon sistema qualità non si misura da quanti progetti di miglioramento vengono approvati ma da quanti se ne declinano con argomenti solidi.

Chiunque sa dire "" a tutto, mentre servono coraggio e competenza per dire: "No, non lo facciamo quest'anno perché stiamo concentrando le risorse su queste tre priorità strategiche"

La ricalibrazione continua

Matthew McConaughey parla di "ricalibrazione" continua e coglie l'essenza del vero miglioramento continuo. Non si tratta di aggiungere sempre nuovi progetti. Si tratta di rivalutare costantemente dove stanno andando le vostre risorse limitate e se sono ancora allineate con ciò che è davvero importante.

La domanda da farsi ogni trimestre non è: "Cosa possiamo migliorare ancora?" ma : "Delle cose che stiamo migliorando, quali stanno davvero generando valore? E quali stiamo facendo solo per inerzia?"

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