COME GODERSI LA VITA E LAVORARE
MEGLIO

di Stefania Cordiani

Tutti noi passiamo la maggior parte del tempo lavorando. Tanto vale farlo bene e riuscire a godersi la vita

godersi la vita

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Fate un rapido conto delle ore che passate ogni giorno sul posto di lavoro e a queste sommate le ore che vi occorrono per spostarvi verso l'ufficio e per tornare a casa.
Abbastanza sconfortante, vero?
La maggior parte delle nostre giornate se ne va lavorando ed è quindi logico che il modo di affrontare il lavoro condizioni in toto la nostra vita, regalandoci soddisfazioni o frustrazioni.

E' questa la tesi di Dale Carnegie che nel suo libro "Come godersi la vita e lavorare meglio" cerca di raccontare un sistema per aiutarci a ricavare soddisfazione da ciò che facciamo e dall'approccio che riserviamo al lavoro.

So bene che quanti guardano con sospetto i manuali di auto-aiuto dai titoli sensazionalistici saranno estremamente scettici nei confronti di un libro che promettere non solo di imparare a lavorare meglio ma anche di iniziare a godersi la vita e mi unisco al folto gruppo di coloro che rifiutano di farsi suggerire ovvietà ma il libro di Carnegie contiene spunti che sarebbe un peccato non cogliere ed ecco perché ho deciso di condividerli con voi.

Partiamo dalla sensazione che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita: sentirsi sommersi dal lavoro e incapaci di gestirlo nei tempi e nei modi corretti.
Bene, sapete cosa sosteneva un famoso ex presidente della Corte suprema degli Stati Uniti? Che le persone non morissero per il troppo lavoro ma per l'ansia che deriva dal dissipare le energie, tormentandosi all'infinito per il lavoro che non si riesce mai a fare.

Spesso, infatti, non è la quantità di lavoro che facciamo a stancarci ma quella che non riusciamo a fare.
Se veniamo interrotti ogni pochi minuti, se non riusciamo a rispondere alle e-mail che si stanno accumulando, se dobbiamo disdire i nostri appuntamenti e se passiamo un'intera giornata senza cavare un ragno dal buco è facile che, rientrando a casa la sera, la sensazione sia quella di stanchezza, spossatezza e inquietudine.
Al contrario, quando lavoriamo bene e riusciamo ad evadere tutte le cose programmate, ecco che ci sentiamo pieni di energia e freschi come rose.

Qui entra in gioco il primo suggerimento di Carnegie che di sicuro non è rivoluzionario ma che, se seguito con scrupolo, ci potrà davvero aiutare a rendere il lavoro più leggero e sopportabile: evadere i nostri impegni lavorativi in ordine di importanza.
Tutti sappiamo, ovviamente, che non sarà sempre così facile dare la giusta importanza alle nostre incombenze e svolgerle secondo questo ordine ma anche una programmazione imperfetta dei nostri impegni sarà preferibile all'improvvisazione e al sentirsi inadeguati nello svolgimento delle nostre mansioni.
Non ci credete? A sostegno della sua tesi l'autore racconta diversi aneddoti ma quello che mi ha colpito di più riguarda il grande commediografo George Bernard Shaw - un creativo, dunque- che si imponeva ogni giorno di scrivere 5 pagine, qualunque cosa succedesse. Lo fece per 9 lunghi anni e con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Una cosa che mi ha profondamente stupito leggendo "Come godersi la vita e lavorare meglio" è stato scoprire che il lavoro della mente non provocasse fatica.
Se, infatti, analizziamo (come è stato effettivamente fatto) il sangue che scorre nelle vene di un operaio che lavora, vedremo che è ricco di tossine e di prodotti della sua fatica. Il sangue di un professore universitario che sta facendo lezione, invece, non reca traccia di tossine o di altri prodotti originati dalla fatica, nemmeno dopo un'intera giornata di lavoro.
Dunque, cosa ci stanca?
Gli studiosi del cervello sostengono che la nostra stanchezza sia il frutto solamente di fattori psichici ed emotivi e, a sostegno di questa tesi, spiegano che gli esaurimenti nervosi di origine solamente fisica sono davvero rari.

A questo punto dovremmo chiederci quali tra questi fattori psichici ed emotivi ci rovinano l'esistenza nei luoghi di lavoro ma li conosciamo bene, purtroppo. I loro nomi sono: preoccupazioni, noia, sensazione di inutilità, risentimento, ansia, nervosismo.
Ecco, dunque, che Carnegie ci insegna che è possibile riposarsi anche mentre si lavora anche se, per farlo, occorrerà rivoluzionare un po' tutte le proprie abitudini.

(L'articolo continua sotto al box in cui ti segnaliamo che alla collana di libri QualitiAmo si è aggiunto un nuovo titolo).

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Dalla teoria alla pratica: il secondo lavoro di Stefania Cordiani e Paolo Ruffatti spiega come migliorare la vostra organizzazione applicando la nuova norma attraverso i suggerimenti del loro primo libro
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In calce all'articolo riporteremo quotidianamente un aggiornamento sulla futura norma)

Con una semplicità disarmante, il nostro autore snocciola pagine su pagine insegnandoci gli accorgimenti per lavorare senza fatica e senza ansia, per individuare cosa ci stanca di più ed evitarlo, per non annoiarci quando lavoriamo, per renderci invulnerabili alle critiche, per ottenere la collaborazione che ci serve e molto altro, dandoci la sensazione di aver colloquiato con un collega pieno di esperienza e desideroso di darci tutti i consigli giusti per affrontare il lavoro nel migliore dei modi, mantenendo la serenità necessaria per goderci anche la vita.
Sicuramente un buon amico da riporre sul comodino e da rileggere a scadenze regolari per riallineare le buone abitudini e la disciplina necessarie per lavorare bene e in modo soddisfacente.

PER SAPERNE DI PIU':

Team building: divertirsi per lavorare meglio


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