LA LINEA DI LOSADA
Conoscete la linea di Losada e il suo significato?
Tenete a mente il numero 2,9013.
Fu il cileno Marcial Losada, laureato in psicologia sociale e consulente a parlare per la prima volta nel 2005, di "Critical positivity ratio", oggi conosciuta più comunemente come "Linea di Losada". Dopo aver osservato per anni le performance di diversi gruppi di lavoro all'interno di sessanta organizzazioni, le mise in relazione con le dinamiche relazionali che aveva visto svilupparsi all'interno dei team.
2,9013 non è altro che il rapporto fra le interazioni positive e quelle negative al quale bisognerebbe tendere per avere un gruppo di lavoro in buona salute.
Affinché un team di lavoro abbia successo, abbiamo bisogno di quasi tre commenti, esperienze o espressioni positive capaci di bloccare gli effetti altamente debilitanti di un solo commento, esperienza o espressione negativi. Se durante una riunione, quindi, qualcuno manda al diavolo qualcun altro, serviranno quasi 3 interazioni (per l'esattezza 2,9013) rilassate per riportare gli equilibri nelle condizioni di poter far nascere buone performance all'interno di quel gruppo. Scendere sotto questo valore comporterebbe un abbassamento notevole della capacità del team di lavorare bene insieme e, quindi, di ottenere risultati validi.
Spostandosi al di sopra della "Losada Line", meglio intorno al 6, porterebbe ad avere un gruppo che darà il massimo. Sopra il rapporto di 6 a 1 (il doppio della linea ideale, quindi) non ci sarebbero, però, ulteriori miglioramenti.
L'intervallo migliore per avere squadre di persone estremamente performanti è un rapporto tra 3 e 6.
Losada passò un bel po' di anni a trascrivere integralmente ciò che veniva detto durante le riunioni delle sessanta aziende utilizzate come test, scoprendo che, se un terzo di quelle organizzazioni era prospero economicamente, un terzo era in media e un terzo ancora stava fallendo, c'era un rapporto diretto tra le performance aziendali e i commenti che venivano fatti dalle persone.
Secondo lo psicologo, in condizioni positive (cioè quando le persone all'interno del team si sentono apprezzate e incoraggiate) il gruppo riesce a dare il massimo mentre in condizioni negative, assolutamente no.
Non sarebbe sufficiente, quindi, avere a disposizione molte persone talentuose perché è fondamentale che esse sappiano anche interagire al meglio le une con le altre.
Tutto quello, sempre secondo lo psicologo, è da imputare al fatto che il nostro cervello sia maggiormente attratto dalla negatività e che, proprio per questo, abbia bisogno di molta più positività per contrastarla.
Naturalmente, anche una positività eccessiva può essere dannosa (sopra 6).
Oggi questo studio è stato notevolmente ridimensionato da ulteriori ricerche che hanno dimostrato come a esso fossero associati errori concettuali e matematici che stavano, però, alla base del ragionamento stesso. Anche in quest'ottica, però, è innegabile e lo abbiamo sperimentato un po' tutti che le critiche hanno su di noi un effetto molto amplificato rispetto ai complimenti. Partendo da queste ricerche, tra l'altro, John Gottman esaminò nel dettaglio le conversazioni e il modo di porsi di alcune coppie sposate, scoprendo che, per rimediare a una frase negativa, ne servivano ben cinque positive.
Per ottenere il massimo dai nostri collaboratori, dai colleghi e dal capo, non sarebbe bene ricordarsi di questa semplicissima osservazione? Siate critici, se ritenete giusto esserlo, ma comunicate con le giuste parole, eventualmente anche prendendovi del tempo per parlare positivamente di ciò che il vostro interlocutore ha fatto bene. Procedendo in questo modo, infatti, di sicuro non si sbaglia mai!