Temporary workers e ISO 45001
Come dev'essere impostata la gestione della sicurezza per i lavoratori temporanei?
"I lavoratori temporanei sono spesso invisibili in termini di sicurezza"
(David Michaels)
La frase di David Michaels che trovate qui sopra (tratta da "The Triumph of Doubt") evidenzia splendidamente uno dei problemi più sottovalutati nella gestione della sicurezza sul lavoro. E non è un caso che l'abbia sottolineato proprio lui, ex direttore dell'OSHA e una delle voci più autorevoli in questo campo.
Partiamo da un dato che dovrebbe farci riflettere: secondo le statistiche dell'ILO (International Labour Organization), i temporary workers, ad esempio i lavoratori stagionali, hanno una probabilità del 50% più alta di subire infortuni rispetto agli altri.
Quali sono le maggiori criticità che riguardano i lavoratori temporanei?:
- la maggioranza dei near miss coinvolge proprio loro;
- la formazione viene spesso data per scontata, assumendo che l'agenzia l'abbia già erogata;
- spesso le procedure di emergenza non considerano le esigenze specifiche di questi lavoratori;
- la comunicazione dei rischi è spesso standardizzata e non considera barriere linguistiche o culturali
Il problema è che spesso trattiamo i requisiti relativi ai lavoratori stagionali come una "appendice" del sistema di gestione, invece di riconoscerli come un elemento centrale della nostra strategia della salute e della sicurezza sul lavoro. È come se avessimo costruito una casa perfetta, dimenticandoci però di progettare adeguatamente una delle stanze principali.
La verità è che i lavoratori temporanei non sono "temporanei" in termini di rischi e di necessità di protezione. La loro sicurezza, infatti, richiede la stessa attenzione - se non maggiore - di quella dei lavoratori che sono abituati a lavorare nella nostra organizzazione.
I requisiti che vengono troppo spesso trascurati
Come osservava acutamente Sidney Dekker nel suo "The Field Guide to Understanding Human Error": "La sicurezza non è l'assenza di rischi ma la presenza di barriere efficaci". E proprio qui sta il punto: quali barriere dobbiamo implementare per aiutare i temporary workers e chi ne è responsabile?
Il quadro normativo è chiaro ma viene troppo spesso mal interpretato. Il datore di lavoro che impiega temporaneamente dei lavoratori ha responsabilità precise:
- la valutazione dei rischi specifici legati alla mansione: l'azienda utilizzatrice è obbligata a effettuare una valutazione dei rischi per garantire la sicurezza dei lavoratori somministrati e questo include l'adozione di misure preventive adeguate
- la formazione operativa e l'addestramento
- la fornitura e la gestione dei DPI: bisogna garantire al temporary worker le stesse condizioni di sicurezza e di salute riservate ai propri dipendenti, trattandolo come parte integrante del proprio personale in termini di protezione e prevenzione
- la sorveglianza sanitaria specifica
- la gestione delle emergenze
Le agenzie che forniscono i temporary workers, d'altro canto, hanno anch'esse responsabilità ben precise:
- la formazione generale sulla sicurezza
- la verifica dell'idoneità alla mansione
- la trasmissione delle informazioni sui rischi generali
- la gestione amministrativa del rapporto di lavoro
Ci sono, però, delle aree di sovrapposizione ed è proprio lì che si annidano i rischi maggiori:
- Chi verifica realmente l'efficacia della formazione?
- Chi monitora l'adeguatezza dei DPI nel tempo?
- Chi gestisce le segnalazioni dei near miss?
- Chi si occupa dell'aggiornamento continuo della valutazione dei rischi?
La ISO 45001 richiede un approccio sistemico alla gestione dei lavoratori temporanei. In particolare nei paragrafi:
- 8.1.4.2: Appaltatori
- 8.1.4.3: Affidamento all'esterno (outsourcing)
- 7.4: Comunicazione
ma non basta avere procedure che rispettino i requisiti normativi, bisogna anche che siano efficaci. Un sistema ben progettato richiede:
- procedure specifiche per lavoratori temporanei
- processi di onboarding strutturati
- sistemi di comunicazione efficaci
- monitoraggio continuo
- revisioni periodiche
Le vulnerabilità specifiche dei temporary workers
I lavoratori temporanei presentano vulnerabilità specifiche che richiedono attenzioni particolari. La mancanza di familiarità con il contesto operativo porta con sé:
- una scarsa conoscenza del layout aziendale
- una limitata comprensione dei flussi operativi
- una possibile incertezza sulle vie di fuga
- difficoltà oggettive nell'identificare i punti di pericolo che non siano immediatamente evidenti
Anche la fa formazione spesso si rivela un vero e proprio tallone d'Achille per via:
- dei corsi che sono standardizzati e non contestualizzati
- di un training on the job fatto troppo in fretta
- di una verifica dell'apprendimento superficiale
- del mancato aggiornamento delle competenze
Come sottolinea, infatti, Edgar Schein nel suo "Organizational Culture and Leadership": "L'apprendimento non è solo trasferimento di informazioni, ma cambiamento del comportamento".
Non dimentichiamo, poi, che i lavoratori temporanei subiscono molte pressioni legate:
- alla necessità di dimostrare il proprio valore
- al timore di non vedere rinnovato il proprio contratto
- alla riluttanza nel segnalare problemi
- alla tendenza a "strafare" per impressionare il datore di lavoro
Infine, abbiamo un ostacolo che viene sottovalutato troppo spesso e che è legato al fatto che i lavoratori somministrati hanno, a volte, una cultura differente con relative:
- difficoltà di comprensione delle istruzioni
- interpretazioni culturali diverse del rischio
- paure nel chiedere chiarimenti
- percezioni diverse della gerarchia
A questo si aggiunge il fatto che la supervisione è, spesso, un punto debole a causa di:
- responsabilità poco chiare
- catene di comando multiple
- mancanza di continuità nel controllo
- assenza di figure di riferimento stabili
Possono esserci anche lacune comunicative che si manifestano su più livelli:
- verticale (tra manager e operatori)
- orizzontale (tra colleghi)
- inter-organizzativa (tra l'azienda e l'agenzia)
- emergenziale (legata alle situazioni critiche)
Anche il fatto che l'integrazione non sia un processo formale può rappresentare un grosso problema che si articola con:
- l'esclusione dei temporary workers dalle riunioni del reparto
- il mancato coinvolgimento di queste persone nelle decisioni
- l'accesso limitato alle informazioni
- la scarsa partecipazione alla vita aziendale
Infine, un frequente ricambio del personale genera vulnerabilità sistemiche:
- perdita della conoscenza organizzativa
- discontinuità nelle pratiche di sicurezza
- difficoltà nel costruire una cultura condivisa
- investimenti formativi persi
Per affrontare queste vulnerabilità e passare da un approccio reattivo a uno proattivo e sistemico, è essenziale procedere con:
- tour guidato dell'impianto
- affiancamento programmato con lavoratori esperti
- verifica progressiva delle competenze
- feedback strutturato
- supporto linguistico/culturale
- monitoraggio dedicato
- materiali multilingua
- visual management
- segnaletica intuitiva
- responsabilità chiare
Ricordate che la cultura di un'organizzazione si misura da come tratta i suoi membri più vulnerabili.