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6.1 Azioni per affrontare rischi ed opportunità
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> La nuova ISO 9001:2015 e versioni precedenti
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Autore Messaggio
Guerra
Forumista classe "oro"


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MessaggioInviato: Mer Ott 12, 2016 3:08 pm    Oggetto: 6.1 Azioni per affrontare rischi ed opportunità Rispondi citando

La norma ci chiede di:
- analizzare e classificare i rischi
- pianificare azioni
- applicare tali azioni
- verificarne l'efficacia

Perciò è bene iniziare stilando un elenco di questi rischi da analizzare.
Devo cercarli:
- tra i processi (4.4.1.f)
- ciò che può influenzare/impedire la soddisfazione del cliente (5.1.2.b)
- post vendita (8.5.5)

Tra i processi.
Nel punto 4.1 si parlava di "fattori esterni/interni" che possono influenzare le capacità di ottenere risultati (che io ho elencato per processi).
Si può iniziare da qua nel farsi un'idea, stilare un elenco dei rischi/opportunità che influenzano i processi.
Ad esempio nel Commerciale può essere "la solvibilità del cliente". E' un rischio che l'azienda può "classificare" (semplicemente ritenere) accettabile qualora quel lavoro/commessa mi permetta di entrare in una area di mercato nuova (operazione di marketing; lo considero un costo da pagare per poi avere dei benefici anche non immediati). Oppure è un rischio anzichè un'opportunità e deve essere valutata in modo diverso.

Il provare un nuovo fornitore (miglior prezzo) è un rischio che va valutato tra Acquisti e Ufficio Tecnico.
In Produzione va valutata l'intercambiabilità degli operai in caso di malattia o infortunio.

Solo per fare qualche esempio.

Fatto un elenco anche sommario si può iniziare a valutare ciascun rischio, utilizzando una tabellina che fornisca un numero per avere un'idea dell'Indice di Priorità del Rischio.

RPN = PxGxR

P = probabilità di accadimento
G = gravità
R = possibilità di rilevamento da parte dei controlli
(FMEA)

O solo i primi due per avere una bella tabella colorata.

Ovviamente queste tabelle servono per avere un'idea, ma non possono sostituire una valutazione che risulta più semplice maggiore è l'esperienza di chi la esegue.
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QualitiAmo - Stefania
Moderatore


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MessaggioInviato: Mer Ott 12, 2016 3:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie per le tue riflessioni. Aspetto quelle degli altri amici che hanno già iniziato a lavorare su questo punto.

E per chi non avesse idea dell'argomento, rimando al nostro articolo che spiega nel dettaglio il punto della norma: 6.1 - Azioni per affrontare rischi ed opportunità
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Stefania - Staff di QualitiAmo

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dario
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MessaggioInviato: Gio Ott 13, 2016 6:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Credo che se riusciremo a sviluppare questo tema tutti ne beneficeranno. Io sono ingegnere, ma per affrontare il nuovo capitolo della 9001 sul tema rischi non utilizzo né FMEA né la definizione più semplice R=p*I (p= probabilità di accadimento e I= Impatto = costo = Danno)...
Va bene per le officine e per le banche o assicurazioni e in ospedale, cioé in ambienti dove la statistica è di casa, ma non lo farai mai capire per esempio in un asilo nido, in una università, in un istituto per la cura di andicap o in una casa anziani o in una piccola aziendina di 50 persone...
Basta un approccio semplice. Partire da un approccio qualitativo permette a tutti di partire bene.
Chi ha statistiche, basi di dati, magazzini di dati è da decenni che utilizza il metodo quantitativo e non ha bisogno di approfondire. Mostra le sue belle matrici colorate e l'auditor mette la sua crocetta in "OK".
Chi invece si presenta impreparato si trova la NC e si trova la raccomandazione di creare strumenti mostruosi che non portano ad altro che a carta per indurre l'auditor a mettere la crocetta su "OK".
Mostri che non si accorgono che il rischio del deterioramento del clima porta al fallimento, che non investire nella crescita dei collaboratori porta all'obsolescenza e quindi al fallimento... Mi fermo qui.
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Guerra
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MessaggioInviato: Ven Ott 14, 2016 8:37 am    Oggetto: Rispondi citando

Le tabelline fatico ad usarle anche in ottica sicurezza per il DVR aziendale. E' preferibile un approccio ragionato e ragionevole più che una serie di numeri ed una tabella; questa può essere d'aiuto per dare un'indicazione.
Il problema nasce però quando una analisi, che dovrebbe coinvolgere più figure e soprattutto la Direzione che deve indicare quali siano gli obiettivi da perseguire, è molto di facciata (sempre sperando che un domani si riesca a sostituirla con qualcosa di più utile). Allora la tabella va benissimo per lo scopo (inutile quanto l'analisi).
Le analisi servono se qualcuno le legge e vi riflette sopra, altrimenti

Citazione:
Questa è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, istituzioni, luoghi ed episodi sono frutto dell'immaginazione dell'autore e non sono da considerarsi reali.

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dario
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MessaggioInviato: Ven Ott 14, 2016 8:42 am    Oggetto: Rispondi citando

Giusto Guerra, torniamo sempre al solito discorso purtroppo sterile sul management che non crede ai sistemi sia 9001 che ohsas che 14001 e vuole solo figurare "conforme" al minimo normativo (sistemi di facciata).
Sta sempre ai predicatori del deserto far girare il sistema e portare a casa qualche piccolo miglioramento ogni tanto.
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KK
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MessaggioInviato: Lun Ott 17, 2016 11:06 am    Oggetto: Rispondi citando

Tema che già ho provato a lanciare nel Q-Club senza troppo riscontro (colpa mia che non ho avuto tempo di alimentarlo al momento opportuno).

L'argomento è difficile più che altro perchè, dal mio punto di vista, si presta a mille interpretazione, di cui non necessariamente 999 sono sbagliate.

Quando dovrò mettere mano al sistema 9001, spero di riuscire a evitare le tabelline.
Non ho ancora avuto riscontro formale positivo alle mie teorie ma cerco di essere più semplice e pragmatico.
parto ponendomi questo quesito: quali sono quelle attività aziendali, quegli strumenti già in essere e funzionanti, che mi consentono di individuare e gestire un rischio?

Solitamente alcuni strumenti sono attivi: il riesame del contratto, la validazione della progettazione, la qualifica dei fornitori, la soddisfazione del cliente, gli audit interni, la root cause analysis, gli indicatori della qualità, il riesame della direzione, anche la stessa adozione della certificazione ISO 9001.
Quindi creo una procedura di gestione del rischio dove riassumo questi strumenti catalogandoli come veri e propri strumenti di rischio.
A quel punto, dove possibile, ci metto mano congiuntamente con chi ne è coinvolto e cerco di migliorarli per esplicitare il concetto di rischio in questi strumenti.

Ultima cosa (a cui non sono mai arrivato), ne cerco di nuovi e insieme all'azienda provo a implementarli.
Ad esempio, in presenza di cicli di lavoro non troppo numerosi in termini di varianti, c'è chi mi ha suggerito di numerare le operazioni in ordine progressivo e di predisporli in modo che abbiano anche un indice numerico di rischio a seconda della complessità, in modo che l'operatore è già sensibilizato a fare attenzione ai rischi che cela una determinata azione.
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Guerra
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MessaggioInviato: Lun Ott 17, 2016 11:37 am    Oggetto: Rispondi citando

L'analisi dei rischi è una attività dinamica e non statica, quindi creare una procedura di gestione dei rischi a mio avviso è operazione delicata; nella mia realtà inutile.
Mi viene chiesto di riesaminare i risultati dell'analisi per poter pianificare il mio SGQ e quindi la mia azienda (quindi SQG non come corpo estraneo all'azienda).
Perciò per dare evidenza di quanto l'azienda sta facendo e come "riflette" sul problema devo documentare ciò che faccio, benchè la norma dica il contrario (ma già altrove avevo dato la mia opinione sulla gestione della documentazione, che secondo la norma è diminuita, ma che invece secondo me è ben presente ovunque).
Io ho pensato ad un file excel dove creo una tabella con i campi necessari (elenco fattori est/int, processi itneressati, parti iteressate, descrizioni effetti, classificazione, Rischio/opportunità, azione intrapresa, pianificazione, riesame efficacia azione, etc...).
Questo per avere un documento dinamico e non uno statico come può essere una procedura.
A Paolo so che non piace quanto ho detto, ma è necessario fare qualcosa anche se non è ciò che dovrebbe essere fatto.
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MessaggioInviato: Lun Ott 17, 2016 11:47 am    Oggetto: Rispondi citando

Mmmmh mi sa che forse non sono riuscito a spiegarmi al meglio...
L'idea non è quella di limitarmi a una sommaria descrizione in una procedura, ma la procedura diventa una sorta di mappa in cui cercare le mie gestioni del rischio.
Provo ad aiutare la mia spiegazione con un esempio pratico.
Riesame del contratto
L'idea non è solo quella di dire in procedura: "il riesame del contratto serve a gestire e mitigare il rischio".
L'idea è quella di farlo facendo seguire un modulo di riesame (magari excel) che prenda in considerazione i rischi sulla base dell'estensione del mio contratto.
Ipotizzo: flaggando la casella "cliente inaffidabile" si accende la casellina che mi suggerisce di concordare un pagamento anticipato.
flaggando la casella "trasporto particolare" ricordo al commerciale che deve inoltrare alle spedizioni la descrizioni delle condizioni particolari con cui il mio prodotto deve viaggiare.

Insomma, per farla breve, ogni strumento citato in procedura non è e non deve essere fine a sé stesso, ma deve esso stesso divenire strumento dinami di gestione del rischio.
Poi ovviamente la cosa va costruita, non è come dirla...
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Guerra
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MessaggioInviato: Lun Ott 17, 2016 11:54 am    Oggetto: Rispondi citando

Quando parlavo di "operazione delicata" intendevo proprio dire che dipende come strutturi il tutto.
Probabilmente sei molto più bravo di me; a prima vista mi dà l'idea di una struttura complessa e complicata da creare e gestire.
Io però non sono un profeta della verità, perciò è solo una ima opinione.
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MessaggioInviato: Lun Ott 17, 2016 12:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Guerra ha scritto:
Probabilmente sei molto più bravo di me


Questo è tutto da vedere e da dimostrare Rolling Eyes Mad
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dario
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MessaggioInviato: Mar Ott 18, 2016 1:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi sono ripreso la norma in francese e mi piace la traduzione...
"prendre en compte les risques et opportunités"
Nessuna "analisi" è considerata nella norma scritta in francese...
Usano un "tener conto dei rischi e delle opportunità".
Io adotto questo approccio e non mi vado a far male da me.

Nella 17021 e 17025 stessa cosa.
Fino ad oggi nessun auditor (accreditante) mi ha fatto un'osservazione.
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Guerra
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MessaggioInviato: Mar Ott 18, 2016 1:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ecco, bene. Cominciamo bene.
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MessaggioInviato: Mar Ott 18, 2016 2:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ma no!, Guerra (delle 11:37) stavo proprio per scriverti che sono pienamente d'accordo con te sul come fare in alternativa ad una procedura!: io sono un nemico delle procedure scritte, ricordatelo bene!. Io sono anzi contento che finalmente chi ha scritto la nuova norma lasci ll'imprenditore a mettere le mani dove vuole e dove gli sembra necessario.

Tutto il mondo sa che nelle attività aziendli ci sono delle azioni critiche al massimo ed altre in cui il rischio non c'è affatto e quindi fianalmente il nuovo cap 7.5 lascia ampia libertà all'iìmprenditore nello scrivere qualunque cosa dove più è necessario [ricordo gli input all'ingresso di ogni fase, totalmente nascosti dai bolinari] per la funzionalità della sua azienda (chiamato nel cap 5 finalmente a FARE l'IMPRENDITORE e non il cretino passacarte che gira a vuoto in officina, magari facendo cazziatoni a sproposito a destre e a manca perchè un padrone deve essere incazzoso altrimenti non è più un Padrone)!!

Mi piace molto che Dario sia andato a vedere il testo francese (seconda lingua ufficiale per la ISO) e abbia scoperto questo concetto [la norma non impone procedure a nessuno] ...così almeno non sono il solo a dire che la traduzione dall'inglese all'Italiano è una chiavica mal fatta e POLITICAMENTE scorretta!!
Ciao a tutti
Vi seguo con molto piacere e sono contento perchè da voi sto imparando un sacco di cose sulle e dalle vostre organizzazioni. [geniale la casellinache compare "dinamicamente" per la gestione del rischio (di clienti che non pagno) di KK!
Grazie!
Paolo
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MessaggioInviato: Mar Ott 18, 2016 2:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Riprendo lo spunto da quel che dice Dario per fare una piccola precisazione. [quote="dario"]Mi sono ripreso la norma in francese e mi piace la traduzione...
"prendre en compte les risques et opportunités"
Nessuna "analisi" è considerata nella norma scritta in francese...
Usano un "tener conto dei rischi e delle opportunità".
Io adotto questo approccio e non mi vado a far male da me.[/quote]

Se io nel riesame della Direzione riporto gli effetti di quanto sopra (ricordo che io sono per eliminare totalmente il manuale, da sostituire con una "Dichiarazione" che contenga tutti i documenti come la politica, che nasce proprio dalle considerazioni fatte e raccolte durante un Riesame della Direzione scrivo che la Direzione ha "pris en compte les risques et opportunités" ----et notamment dans les activités suivantes: ...e le citi tutte e dici dove ci hai già messo le mani e poi dici che ogni volta (ogni anno) che fai un riesame della Direzione dici che hai ri-considerato le situazioni rischiose con i risultati delle AC che hai messo in atto (e magari ne commenti l'idoneità o meno) e che hai visto che si sono ievidenziati nuovi rischi qua, quì e lì e PIANIFICHI nuove AC, sei proprio a posto.

Dico così altrimenti siccome hai "prise en compte" i rischi e non ne parli non risulterebbe da nessuna parte che lo hai fatto e che non ti sei dimenticato di qualcuno di essi, magari, grosso come una casa ...se poi citi le AC intraprese fai la figura del maghetto!!
Ciao Dario
a presto
Paolo
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dario
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MessaggioInviato: Ven Ott 21, 2016 10:34 am    Oggetto: Rispondi citando

Giuste considerazioni Paolo.
Il mondo dei maghi (specialmente quelli che rilasciano certificati) è talmente variabile e variopinto che una buona dose di pragmatismo ci sta.
Grazie per precisare concetti che spesso sono mooooolto elastici. ok_0
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