IL KNOWLEDGE MANAGEMENT

Impariamo a gestire la conoscenza

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Al giorno d'oggi, il knowledge management, la gestione della conoscenza, rappresenta una delle idee più influenti nel mondo economico-aziendale.

L'idea si basa sul principio che le aziende dovrebbero fare un uso migliore delle loro conoscenze, a partire dalle licenze e dai brevetti fino ad arrivare ai processi operativi interni e alle informazioni sulla clientela.

Con una dichiarazione poi diventata celebre, attribuita a Lew Platt, ex CEO di Hewlett-Packard, si affermava che "se Hewlett-Packard fosse davvero a conoscenza di ciò che conosce, triplicheremmo i nostri profitti". tale affermazione riassume la sfida che si pone alle aziende che vogliano ricavare valore dalle conoscenze che, in forma frammentaria, si trovano dentro le loro organizzazioni.

La logica è che in un mondo del business caratterizzato da una continua accelerazione, la base di conoscenza aziendale rappresenta davvero il solo vantaggio competitivo sostenibile. Questa preziosa risorsa deve essere protetta, coltivata e condivisa da tutti i dipendenti.

Sono sempre più numerose le aziende che vogliono preservare le proprie competenze e creare un'expertise a livello aziendale servendosi dell'intelligenza e del know how dei dipendenti per conseguire un vantaggio strategico. Esse individuano la chiave del successo nel fatto di trasformare le conoscenze dei dipendenti in una risorsa aziendale.

La gestione della conoscenza aiuta i diversi gruppi interni a trarre insegnamenti dalla propria stessa esperienza e riconosce che l'identità dell'azienda e la fonte del suo vantaggio competitivo sono rappresentate dalle sue competenze, non dalla sede di stabilimenti e uffici, dal logo o dalle dichiarazioni sulla strategia perseguita.

Nello sforzo di impadronirsi di know how ed expertise, alcune aziende hanno persino creato la nuova posizione di responsabile della conoscenza. Fra le imprese che tentano di catturare e sfruttare il loro know how rimasto finora nascosto, si annoverano Unilever, British Petroleum, Xerox, General Electric e Motorola.
Dietro i loro sforzi c'è l'idea di essere sedute su una fonte inesauribile di conoscenze che potrebbero migliorare le loro attività se solo le aziende riuscissero a impadronirsene e a metterle a disposizione di tutti i membri dell'organizzazione. capita spesso, infatti, che una divisione conosca la soluzione dei problemi di un'altra.

"Rendere produttivo il lavoro intellettuale rappresenta il principale compito del management di questo secolo, proprio come quello di rendere produttivo il lavoro manuale lo fu nel secolo scorso", osservò Peter Drucker.

L'importanza assunta dalla gestione della conoscenza nel Ventunesimo secolo si può considerare come un'evoluzione naturale dello sviluppo della gestione della Qualità negli anni '80 e della riorganizzazione dei processi produttivi (business process reengineering) negli anni '90.

La gestione della Qualità poneva l'accento sulle misurazioni, sul cambiamento e sul lavoro in team interfunzionali. Il BPR enfatizzava il ruolo della tecnologia nell'ottimizzazione dei processi produttivi. Con quegli insegnamenti profondamente inculcati nella cultura manageriale, le aziende ora stanno volgendo l'attenzione alla crescita. Nel perseguire il valore per i clienti, l'eccellenza operativa e l'innovazione di prodotto, adesso le aziende devono acquisire sempre maggiore efficienza nella gestione dei fattori trainanti della crescita che sono i seguenti:

  • miglioramento della produttività fra i knoledge worker
  • sfruttamento del sapere collettivo dell'organizzazione

Sono sempre più numerosi coloro che si rendono conto del fatto che la conoscenza rappresenta la loro risorsa organizzativa di maggior valore. Ma come possono determinare le condizioni che ne favoriscono la generazione, la cattura e il riutilizzo?

Le aziende sono convinte che, attraverso l'eliminazione delle duplicazioni e l'apprendimento delle best practice, un utilizzo migliore della conoscenza esistente potrebbe dar loro un vantaggio competitivo.
Tuttavia, non è per niente facile gestire qualcosa di così impalpabile come il know how.

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Dalla teoria alla pratica: il secondo lavoro di Stefania Cordiani e Paolo Ruffatti spiega come migliorare la vostra organizzazione applicando la nuova norma attraverso i suggerimenti del loro primo libro
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L’ideatrice di QualitiAmo e una delle sue firme storiche spiegano come usare con efficacia la Qualità.
(Vai all'articolo che descrive il primo libro)

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Le aziende mirano a far sì che il vantaggio competitivo provenga da un know how che possa essere catalogato e reso disponibile a tutti il che procura l'ulteriore vantaggio che se anche i dipendenti se ne andassero, le loro conoscenze rimarrebbero in azienda.
Le ricerche fatte in quest'area, tuttavia, suggeriscono che numerose iniziative di gestione della conoscenza non sono riuscite a dare un contributo significativo all'efficienza aziendale. In particolare, sembra che ci sia un po' di confusione su ciò che costituisce conoscenza e ciò che, invece, è semplicemente un dato.

In molte aziende, si vede nella tecnologia la soluzione del problema della gestione della conoscenza. Gran parte dell'attenzione viene riservata alla progettazione di sistemi IT in grado di catturare le informazioni spezzettate che girano all'interno dell'organizzazione, invece che alle modalità per mezzo delle quali le informazioni possono essere trasformate in qualcosa di utile che si possa davvero definire "conoscenza".

Tale approccio presenta un grosso difetto. La conoscenza non è un puro agglomerato di informazioni: è la capacità dell'individuo o dell'azienda di agire in maniera sensata sulla base di quelle informazioni. Le informazioni, infatti, non costituiscono conoscenza fino a quando non sono state elaborate dalla mente umana.

La tecnologia può essere il supporto, ma la lampadina si accende nel momento in cui il cervello umano e la tecnologia fanno contatto.

La moderna tecnologia, dunque,facilita la trasmissione delle informazioni. Le aziende, però, devono creare l'ambiente e gli incentivi adatti a convincere gli individui della necessità di condividere ciò che sanno.
Il problema è che il sapere è potere, come recita un vecchio adagio. Uno degli ostacoli più forti che si frappongono all'efficacia della gestione della conoscenza risiede nell'insicurezza e nella paura che prevalgono in molte realtà.

PER SAPERNE DI PIU':

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