PAROLE PER FARSI CAPIRE

Staff di QualitiAmo

Vi proponiamo un estratto dal libro "Guida all'uso delle parole" di Tullio De Mauro che abbiamo giudicato un testo estremamente interessante per imparare a parlare e scrivere in modo semplice e preciso per farsi capire meglio dagli altri

comunicazione


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La scelta delle parole avviene in modo molto diverso se facciamo un discorso parlato o un discorso scritto.
Parlando, specialmente se evitiamo la cattiva abitudine del leggere un testo già confezionato, possiamo e dobbiamo tenere d'occhio il volto degli ascoltatori.

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E' possibile interrompersi e chiedere esplicitamente se una parola o un'espressione è chiara o no. E se per qualcuno non lo è, chiedere scusa e chiarirla. Ne trarranno vantaggio tutti, anche quelli che dicono di aver capito tutto, che sanno tutto e che hanno letto tutti i libri, prima ancora, magari, che siano scritti. Ma, soprattutto, ne trarranno vantaggio i molti altri che, schiacciati dal falso rispetto per la presunta altrui sapienza, si vergognano a esercitare il sacro diritto umano di dire: questa parola non mi è chiara, questo concetto non l'ho capito.
L'abitudine di alzarsi in pubblico a dire le proprie opinioni, dà dopo qualche tempo la capacità di cogliere al volo le reazioni di un uditorio. E questo ci permette di correggerci mentre parliamo, andando in traccia delle parole e frasi meno appropriate a quel che dobbiamo dire dinanzi a un certo uditorio.

Chi scrive, non ha questo continuo vivente controllo che sono le espressioni del volto degli ascoltatori: di noia, di perplessità, di approvazione. Perciò scrivere è un'arte assai più difficile che parlare. Dobbiamo riuscire a prevedere molto di più, a distanza di tempo. Di che umore sarà chi leggerà queste parole? In che situazione si troverà? Quanto saprà degli argomenti che si stanno trattando?
Per tutto ciò è un buon accorgimento, in ogni caso, essere nello scrivere meno "informali" che nel parlare. Conviene costruire frasi e scegliere parole che possano essere significative il più possibile fuori di particolari situazioni.

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Possiamo scegliere frasi e parole che siano le più appropriate a far comprendere la maggior quantità possibile di ciò che intendiamo dire. Il mestiere di scrivere sta in questo.
Alcuni, che hanno gran pratica di scrivere e parecchia anche di leggere, si inalberano a sentire questi discorsi. Essi hanno le loro ragioni e vanno, anche loro, capiti.
Temono che la richiesta di parlare in modo adatto ai destinatari di un discorso porti alla faciloneria, al semplicismo.

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Temono che sforzarsi di parlare con limpidezza voglia dire dare un'immagine falsa e falsamente rassicurante del difficile Universo e del complicato Pianeta in cui viviamo.
Già il padre della nostra lingua italiana, il fiorentino Dante Alighieri, nella sua Divina Commedia ha fissato questa difficoltà grande che può esserci a far seguire alle cose pensate e sentite le parole. E ha scritto nel suo bell'italiano antico:

"non senza tema a dicer mi conduco:
che non è impresa da pigliare a gabbo
discriver fondo a tutto l'universo,
né da lingua che chiami mamma o babbo"

"non senza paura mi spingo a parlare: perché non è impresa da prendere in giro, descrivere il fondo di tutto l'universo, né è impresa per una lingua di bambini che chiama ancora mamma e babbo".

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Parlare e scrivere con limpidezza, nel modo più ordinato e largamente accessibile che sia a ciascuno possibile non significa cancellare dalla vista ciò che è raro, strano, difficile, complesso, faticoso, oscuro, misterioso. Anzi, se qualcosa di ciò esiste, parlarne limpidamente, appropriatamente significa proprio rappresentare e presentare ciò in parole. Significa sforzarsi di cercare le parole più comunemente note tra quelle più appropriate e le frasi più lineari per dare espressione alle difficoltà, oscurità, incertezze del nostro esistere.

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A mano a mano che si abbandona il terreno del sapere più rigidamente formalizzato, la questione si pone sempre più nei termini che abbiamo descritto. L'argomento comanda sempre di meno sulle parole. La cerchia di eventuali lettori che non sono già specialisti di un argomento si allarga sempre di più. I lettori anche non iniziati a un argomento fanno pesare sempre di più il loro dirittto a capire.

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Chi intende scrivere testi rivolti a un pubblico largo deve avere tra i suoi ferri del mestiere una buona conoscenza del tipo di parole che possono essere note in partenza al suo pubblico.

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Un discorso costruito per una larga fetta di pubblico può anche contenere parecchie parole fuori elenco purché spiegate con le parole di base.

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Una buona soluzione è affidarsi al contesto. Grazie ad esso, usando parole largamente note, possiamo dare le informazioni necessarie a intendere un termine meno noto.

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