IL KIT - KIKEN YOCHI TRAINING

Conoscete questa metodologia giapponese?

Articolo di Staff di QualitiAmo

KIT-Kiken-Yochi-Training



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Secondo i dati dell'International Labor Organization, nel mondo ogni 15 secondi un lavoratore muore o si ferisce a causa di un incidente sul lavoro.
Il Ministero del Lavoro giapponese fu una delle prime strutture a muoversi verso un'efficace prevenzione degli incidenti sul lavoro, a partire già dalla Seconda Guerra Mondiale. Il KIT, acronimo di Kiken Yochi Training (in inglese "Hazard Prediction Taining") indica uno degli strumenti che vennero adottati proprio in Giappone e che identifica un approccio di tipo precauzionale basato su interventi formativi tesi a mettere i lavoratori in grado di prevedere eventuali rischi che potrebbero insorgere nei processi o nell'ambiente di lavoro e di eliminarli.

Tramite l'applicazione del Kiken Yochi Traininig ci si sforza di far capire ai lavoratori che compiere azioni non sicure offre potenzialmente il fianco al verificarsi di incidenti.

"Kiken Yochi" significa "predire un pericolo, un incidente o un imprevisto" in giapponese ed è il nome che è stato scelto per la metodologia che fu sviluppata nel 1974 dalla Sumitomo Metal Industries Co., azienda nipponica leader nella produzione dell'acciaio e che venne poi applicata da altre due importanti aziende del Sol Levante: la Mitsubishi Heavy Industries Ltd. e la Nagasaki Shipyard.
Successivamente, la metodologia venne sviluppata e divulgata dalla JISHA (Japan Industrial Safety & Health Association).

Il cuore del KIT è la piena partecipazione dei lavoratori, dei loro responsabili e del top management nella creazione di una cultura capace di dare origine un ambiente di lavoro sicuro attarverso la riduzione degli errori umani e il miglioramento delle performance relative alla sicurezza.
Le persone imparano le basi della cultura della sicurezza e ad essere sempre ben consapevoli di ciò che si deve fare per assicurare salute e sicurezza mentre si lavora.

Uno degli strumenti che vengono spesso utilizzati per promuovere la cultura della sicurezza all'interno di questa metodologia è quello di stabilire e diffondere le cinque azioni principali da eseguire per proteggersi e assicurarsi che ogni lavoratore sia ben edotto in merito a come evitare abitudini dannose per la sicurezza personale e per quella dei colleghi. E' importante anche che, una volta appresi questi comportamenti, ogni lavoratore li ricordi a quei colleghi che non li stanno ancora mettendo in atto.

Per promuovere, invece, la salute e la sicurezza quando si utilizzano macchinari particolari, si dovrebbero acquistare macchine con i più alti standard di sicurezza, formare gli operatori che dovranno usarle in modo che diventino esperti nel loro utilizzo tenere costantemente monitorate le normative relative al settore per migliorare il livello di sicurezza nel loro uso quotidiano.

Anche la standardizzazione delle attività è fondamentale per garantire la sicurezza dei lavoratori. Dopo aver appurato, quindi, le cause che hanno scatenato eventuali incidenti, si mette a punto una procedura che possa evitarli in futuro (ad esempio prestando maggiore attenzione alle operazioni di preparazione, settaggio, pulizia, ecc.) e la si fa diventare uno standard.
Per le attività ad alto rischio, le misure di salvaguardia vanno rafforzate e i lavoratori vanno formati a dovere perché siano coscienti della pericolosità del compito che devono svolgere.

Altri strumenti utili per applicare al meglio il KIT sono:

  • utilizzare illustrazioni per mostrare l'ambiente di lavoro e le condizioni lavorative e per portare l'attenzione su situazioni potenzialmente pericolose che vanno assolutamente evitate;
  • collocare nell'ambiente di lavoro immagini che riflettano i comportamenti corretti da mantenere per evitare situazizoni potenzialmente pericolose;
  • creare piccoli gruppi di lavoro nei quali le persone possano confrontarsi nell'individuare nuovi rischi potenziali per la salute e la sicurezza, nel discutere abitudini e condotte pericolose, ecc.

In particolare, il KYT si basa su quattro step fondamentali durante i quali i lavoratori discutono i rischi illustrati nelle figure che vengono loro sottoposte e cercano di risolvere eventuali problemi attraverso una serie di passaggi che possiamo così riassumere:

  • Round 1 - quali sono i rischi nascosti?
    In questa prima fase i lavoratori che credono di aver individuato una potenziale situazione di pericolo la illustrano a colleghi e superiori mediante un'immagine e, insieme a loro, provano a riflettere sulla particolare situazione e a individuare eventuali pericoli nascosti;
  • Round 2 - questi sono i punti potenzialmente pericolosi.
    Studiando la realtà nella quale lavorano, i lavoratori individuano i pericoli potenziali facendone un censimento approfondito mediante tecniche come quella del brainstorming;
  • Round 3 - cosa possiamo fare?
    Questo terzo step è dedicato alla ricerca di contromisure efficaci per eliminare o ridurre i rischi potenziali per la salute e la sicurezza;
  • Round 4 - mettiamoci al lavoro.
    Per ogni punto potenzialmente pericoloso, viene individuata una soluzione da mettere in atto e vengono fissati degli obiettivi relativi alla sua implementazione

La metodologia KIT fa in modo che la motivazione dei lavoratori cresca grazie al lavoro eseguito in piccoli team composti da quattro o cinque persone al massimo per squadra. Basandosi sulla partecipazione delle persone a riunioni capaci di svilupparne la consapevolezza di ciò che è potenzialmente pericoloso, i lavoratori condividono informazioni e migliorano la loro capacità di affrontare e risolvere problemi.

Si è visto, nel tempo, che l'applicazione del KIT porta a un miglioramento effettivo della sicurezza in un tempo abbastanza breve rivelandosi, quindi, uno degli strumenti migliori per affrontare questo tipo di problematiche. Per ottenere tutto questo, però, è fondamentale che si capisca che la sicurezza è un problema di tutti, non solo del top management.

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Al momento della pianificazione del processo di outsourcing bisognerebbe avere ben presenti la cultura, le leggi e le normative del posto per studiare se, in qualche modo, potrebbero entrare in contrasto con le nostre esigenze.

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La ISO 9001:2015 e i rischi - Cosa bisogna fare per adempiere ai nuovi requisiti?
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